Mitsubishi A6M2 Zero

Nel maggio del 1937 la Marina giapponese sottopone alle maggiori industrie aeronautiche nipponiche, Mitsubishi e Nakajima, le specifiche per un nuovo caccia imbarcato su portaerei cui si richiedono: velocità massima di 500 km/h a 4000 m, salita a 3000 m in non più di 3' 30'', autonomia oraria di 6-8 ore alla velocità di crociera con sovraccarico di carburante, un armamento formato da due mitragliatrici da 7.7 mm e due cannoncini da 20 mm, la possibilità di trasportare due bombe da 60 kg in condizioni di sovraccarico, impianto per l'inalazione di ossigeno, impianto estintore, radio ricetrasmittente, radiogoniometro, velocità di atterraggio inferiore a 107 km/h e decollo in meno di 70 m con un vento contrario di 48 km/h. Inoltre si richiede una manovrabilità almeno pari a quella, già eccezionale, del caccia Mitsubishi A5M - Tipo 96 - allora in servizio sulle portaerei nipponiche.
La Nakajima, ritenendo le specifiche irrealistiche, rinuncia a presentare un proprio progetto, lasciando così la Mitsubishi senza contendenti.
L'incarico di progettare il nuovo aereo viene affidato a Jiro Horikoshi, già artefice del Mitsubishi A5M, primo monoplano da caccia della Marina nipponica, le cui eccellenti caratteristiche di volo avevano determinato il passaggio dal biplano, sempre preferito dai piloti in virtù della sua maggiore maneggevolezza, al monoplano.
E Jiro Horikoshi realizza il proprio capolavoro: un elegante monoplano ad ala bassa di 12 m di apertura alare, con terminali alari parabolici ripiegabili, carrello retrattile e struttura metallica a semi-guscio in lega leggera, caratterizzato da un eccellente progetto aerodinamico che garantirà al nuovo caccia una leggendaria manovrabilità e un altrettanto eccellente progetto strutturale in grado di conciliare doti di robustezza e leggerezza che hanno dell'incredibile, grazie anche a nuove leghe leggere ad altissima resistenza approntate dall'industria metallurgica Sumitomo e a soluzioni costruttive originali, come la realizzazione in un unico elemento dell'ala e del tronco anteriore della fusoliera collegato al tronco posteriore da una semplice corona di bulloni all'altezza della radice del bordo di uscita alare.
Il prototipo del nuovo caccia, denominato A6M1 e potenziato da un radiale Mitsubishi Zuisei 12 da 780 CV, vola per la prima volta il 1° aprile 1939 pilotato da Katsuzo Shima sull'aeroporto di Kagamigahara. Nonostante la modesta potenza installata il nuovo caccia raggiunge i 504 km/h, tuttavia un'errata rilevazione della velocità porta all'adozione sul terzo prototipo, che sarà così il primo A6M2, del più potente Nakajima Sakae 12 da 940 CV, radiale a 14 cilindri raffreddato ad aria, che porta la velocità massima a 540 km/h.
Nei voli di messa a punto i prototipi manifestano vibrazioni dell'elica, che vengono eliminate adottando un'elica tripala in sostituzione dell'originaria bipala, e una scarsa prontezza di risposta al comando degli alettoni e delle superfici di coda, cui si pone rimedio con l'adozione di alette compensatrici agli alettoni e riducendo la rigidezza della trasmissione di comando del timone di direzione e dell'equilibratore.
Il 31 luglio 1940 il nuovo caccia viene ufficialmente adottato dalla Marina nipponica che, secondo la prassi di adottare come denominazione dei nuovi aerei le ultime due cifre dell'anno di entrata in servizio ed essendo il 1940 il 2600° anno dell'era nipponica, gli attribuisce la denominazione ufficiale di caccia imbarcato Modello 11 Tipo 0, da cui il nome di Zero con cui sarà universalmente conosciuto. Contemporaneamente inizia la produzione in serie che porterà alla costruzione di 3879 esemplari ad opera della Mitsubishi e di 6570 unità da parte della Nakajima.
Il 21 luglio 1940 quindici aerei di preserie vengono trasferiti in Cina per prove operative e il 13 settembre affrontano il primo combattimento: tredici A6M2 al comando del tenente di vascello Saburo Shindo impegnano nel cielo di Ciungking 27 caccia avversari abbattendoli tutti senza subire perdite; alcuni piloti cinesi si sono persino lanciati col paracadute prima che i loro aerei siano stati attaccati. Alla fine del 1940 gli Zero hanno distrutto 101 aerei avversari senza aver subito alcuna perdita.
Nell'attacco a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941 vengono impegnati 108 caccia Zero, nove dei quali vanno persi e anche se nel cielo di Ohau non c'è stata una vera battaglia aerea, c'è da presumere che almeno uno degli Zero distrutti sia stato abbattuto dai caccia americani Curtiss P-40B e P-36 schierati a difesa della base. Se così fosse, sarebbe il primo caccia Mitsubishi A6M2 abbattuto in combattimento dopo ben quindici mesi dal suo primo scontro aereo.

In quell'anno e mezzo trascorso dal primo combattimento all'inizio della Guerra del Pacifico due Zero erano stati abbattuti dalla contraerea cinese, ma, nonostante i rapporti del colonnello americano Chennault, che comandava il gruppo di piloti mercenari americani che combattevano per Chang Kai-Shek, e a onta della possibilità di recuperare e studiare i resti di questi aerei, gli esperti militari americani non vollero mai credere alla superiorità del caccia giapponese. Anzi erano incrollabilmente convinti della superiorità dei loro aerei e dei loro piloti, ed erano persuasi che i giapponesi non fossero tecnicamente in grado di organizzare una vera e propria forza aerea basata su portaerei.
Anche dopo i primi mesi dall'inizio della guerra, l'importanza dello Zero non era ben valutata e di conseguenza non era chiaro agli occhi dei comandanti militari statunitensi come l'intera linea della caccia dell'US Army Air Force e dell'US Navy (basata su Seversky P-35, Curtiss P-36 Hawk, Bell P-39 Airacobra, Curtiss P-40 Warhawk, Brewster F2A Buffalo e Grumman F4F Wildcat) fosse completamente e irrimediabilmente surclassata.
Eppure lo Zero, anche se al momento dell'attacco giapponese a Pearl Harbor è in servizio in soli 328 esemplari, è l'elemento principale dei clamorosi successi iniziali dell'Impero del Sol Levante. Infatti è essenzialmente grazie a questo aeroplano che i giapponesi riescono ad assicurarsi il predominio aereo sul Pacifico e le sue eccezionali prestazioni consentono di effettuare alcune operazioni di particolare importanza che mettono in luce sia l'efficienza dell'aereo come macchina bellica che l'eccellente preparazione degli equipaggi.
Sono 45 caccia Zero decollati da Formosa a scortare i 53 bombardieri che, dieci ore dopo l'attacco a Pearl Harbor e dopo un volo di quasi 1000 km sul mare, piombano sull'aeroporto di Clark Field, non lontano da Manila, e distruggono l'aviazione americana delle Filippine.
Due giorni dopo sono ancora gli Zero a scortare gli aerosiluranti Mitsubishi G3M e G4M della 22ª Squadra aerea della Marina di base a Saigon che nelle acque di Kuantan, nella penisola Malacca, affondano le corazzate britanniche Prince of Wales e Repulse.
Il giorno di Natale del 1941, per assicurare la copertura aerea alle forze da sbarco che, nel Mare di Sulu, vanno all'assalto dell'isola di Jolo, 24 caccia Zero decollano da Formosa e volano senza scalo per 2250 km.
Nei primi sei mesi di guerra gli Zero, di base a terra o imbarcati sulle portaerei, si impongono a tutti gli avversari incontrati nei cieli delle Filippine, in Malesia, nell'Oceano Indiano, nella Nuova Britannia, nella Nuova Guinea e sull'Australia settentrionale, guadagnandosi una mitica fama di invincibilità. Anche gli Spitfire, inviati con la RAF in Australia, non riescono ad ottenere confrontandosi con gli Zero gli stessi successi cui sono abituati in Europa contro i caccia tedeschi Messerschmitt Bf 109.
Poi, dopo la durissima, irrimediabile sconfitta subita dalla Marina giapponese nelle acque di Midway il 5 e 6 giugno 1942, con l'affondamento di quattro fra le maggiori portaerei e le conseguenti perdite di aerei e soprattutto di difficilmente rimpiazzabili equipaggi, per lo Zero inizia la parabola discendente. Un A6M2 viene catturato quasi intatto dagli americani, dopo che il suo pilota è morto durante un atterraggio di fortuna nelle isole Aleutine. L'esame dell'aereo svela ai militari americani le caratteristiche del caccia della Mitsubishi: il ridotto carico alare, anche se consente allo Zero di manovrare in spazi eccezionalmente stretti, ne riduce la velocità in picchiata e l'assenza di qualsiasi protezione per il pilota e i serbatoi, imposta dalla ricerca della massima leggerezza possibile, lo rende molto vulnerabile al fuoco avversario.
Di conseguenza i piloti americani vengono istruiti ad evitare di impegnarsi in duelli manovrati su corte distanze con il caccia giapponese e a preferire il combattimento impostato sul piano verticale, attaccando dall'alto con rapide picchiate seguite da brusche cabrate, sfruttando la maggiore velocità dei loro aerei, in picchiata o in volo orizzontale, per sfuggire al combattimento manovrato in cui lo Zero è imbattibile.
Nel 1941 inizia la produzione della versione A6M3, o Zero 32, potenziata da un Nakajima Sakae 21 da 1130 CV. Con una velocità massima di 550 km/h, apertura alare ridotta a 11 m e pianta alare di forma trapezia priva dei terminali parabolici, questa versione è però meno manovrabile e ha minore velocità di salita della precedente, e le modifiche apportate all'ala, dettate dalla necessità di semplificare la produzione, non sono bene accolte dai piloti.
Seguono poi varie versioni con motori e armamento più potenti, alcune delle quali vengono adattate al ruolo di bombardiere in picchiata con travetto portabombe sotto la fusoliera che consente il trasporto di una bomba da 250 kg, mentre la Nakajima partendo dalla cellula dell'A6M2 realizza il caccia idrovolante Tipo 2 o A6M2-N, con scarpone centrale e galleggianti stabilizzatori sotto le ali, di cui costruisce 327 esemplari utilizzati nelle isole Salomone e nelle Aleutine e capaci di 435 km/h a 5000 m di quota.
Nel 1943 inizia la produzione della versione costruita in maggior numero di esemplari, la A6M5, o Zero 52, fornita finalmente di adeguata protezione per il pilota e i serbatoi, con l'ala di apertura ridotta ma dotata di terminali parabolici e che con lo stesso motore dell'A6M3 raggiunge i 562 km/h.
L'ultima versione, realizzata in soli due esemplari prima della fine della guerra, è la A6M8 che, potenziata da un motore Mitsubishi Kinsei 62 da 1560 CV, ha una velocità massima di 572 km/h ed è capace di salire a 6000 m nel tempo di 6' 50".



Caratteristiche tecniche A6M5 Zero 52:

Motore: Nakajima Sakae 21 da 1130 CV.

Lunghezza: 9.12 m.

Altezza: 3.51 m.

Apertura alare: 11 m.

Superficie alare: 21.30 mq.

Massa: 1876 kg a vuoto, 2733 kg a pieno carico.

Velocità: 562 km/h a 6000 m di quota; salita a 6000 m in 7' 1".

Tangenza: 11740 m.

Autonomia: 1923 km.

Armamento: due mitragliatrici Tipo 97 da 7.7 mm sincronizzate con l'elica; due cannoncini Tipo 99 da 20 mm nelle ali; due bombe da 60 kg.


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