La notte di Taranto

La notte dell'11 novembre 1940 un gruppo di aerosiluranti inglesi mise fuori combattimento metà delle corazzate della Regia Marina alla fonda nel porto di Taranto, ritenuto al sicuro da ogni attacco.
Protagonista assoluto dell'impresa fu l'aerosilurante imbarcato Fairey Swordfish. Questo aereo aveva volato per la prima volta nel 1933 ed era entrato in servizio nella Fleet Air Arm nel 1936. Soprannominato Stringbag (sacchetto di spago), per i numerosi montanti e cavi di controventatura, era un biplano monomotore, triposto, equipaggiato con un motore Bristol Pegasus, radiale a nove cilindri raffreddati ad aria da 700 CV, in grado di portare un siluro da 457 mm oppure un carico di bombe di 680 kg.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale era ormai superatissimo, ciononostante continuò ad essere impiegato per tutto il corso del conflitto, divenendo protagonista di imprese memorabili, spesso assieme al suo successore, l'Albacore (ancora biplano ma con l'abitacolo chiuso e un più potente Bristol Taurus che gli conferisce la velocità massima di 257 km/h a 1600 m di quota).
Oltre all'attacco al porto di Taranto, lo Swordfish fu artefice il 27 maggio 1941 dell'"azzoppamento" della corazzata tedesca Bismarck, che colpita da un siluro a poppa restò coi timoni bloccati e quindi, nell'impossibilità di manovrare, venne raggiunta dalle navi inglesi e affondata. Furono ancora gli Swordfish e gli Albacore, decollati dalla portaerei Formidable, a danneggiare la corazzata Vittorio Veneto e a mettere fuori combattimento l'incrociatore pesante Pola nel corso della battaglia di Capo Matapan, innescando l'imboscata che costò all'Italia la perdita di tre incrociatori da 10000 t e di due cacciatorpediniere contro la perdita di un aerosilurante da parte inglese.
Lo Swordfish fu anche impiegato con molta efficacia nell'atlantico contro gli U-boat tedeschi utilizzando i razzi montati sotto le ali e il radar di ricerca e operando dalle piccole portaerei di scorta.
Molto del successo dello Swordfish fu dovuto al fatto di essere stato impiegato nell'Atlantico e nel Mediterraneo contro la Germania e l'Italia che erano prive di portaerei e quindi senza l'onere di dover affrontare caccia avversari. Difatti il tentativo di impedire la fuga attraverso la Manica delle navi da battaglia tedesche Scharnhost, Gneisenau e Prinz Eugen, il 12 febbraio del 1942, da parte di sei Swordfish del 825° Squadron, finì in massacro allorchè gli aerei inglesi vennero intercettati dagli Fw 190 del III/Jagdgeschwader 26 della Luftwaffe.
Ritornando alla notte di Taranto, nel 1940 la situazione che si era venuta a creare nel Mediterraneo era decisamente sfavorevole per la Marina britannica, impegnata nella scorta ai convogli fra il canale di Suez e Gibilterra, infatti il rapporto di forze pendeva a favore della Regia Marina, forte di sei corazzate contro le quattro della flotta britannica del Mediterraneo. D'altra parte la Marina italiana, priva com'era di portaerei e costretta quindi a contare unicamente sull'appoggio dell'aviazione di base a terra, era restia ad affrontare la flotta britannica in alto mare.
Per superare la situazione d'impasse, l'ammiraglio Andrew Cunningham decise quindi di attaccare le navi italiane proprio dove meno se lo sarebbero aspettato: il sicuro rifugio del porto di Taranto, protetto oltre che dalla conformazione naturale, da forti difese contraeree, sbarramenti di palloni e reti subacquee anti-siluri.
L'operazione venne battezzata Judgement (Giudizio) e venne fissata per il 21 ottobre, anniversario della battaglia di Trafalgar. L'attacco avrebbe dovuto essere condotto dagli aerosiluranti delle portaerei Illustrious e Eagle, poi danneggiata quest'ultima da un attacco aereo, restò a disposizione solo la Illustrious e l'attacco venne spostato all'11 novembre.
La Illustrious era al comando del contrammiraglio Lumley Lister, che durante la Prima guerra mondiale aveva prestato servizio proprio a Taranto e forte della propria conoscenza dei luoghi fin dal 1938 aveva studiato i piani per un eventuale attacco alla base.
Il 6 novembre l'Illustrious e le navi di scorta lasciarono il porto di Alessandria in segreto, riuscendo a sfuggire all'intercettazione dei ricognitori italiani. Il 10 novembre un Martin Maryland della RAF, decollato da Malta, penetrò in pieno giorno nel porto di Taranto e prima che la contraerea italiana, colta di sorpresa, potesse reagire compì una ricognizione dettagliata della base fotografando le navi alla fonda. L'esame delle foto rivelò che nella rada vi erano cinque corazzate, diversi incrociatori e numerosi cacciatorpediniere. Nella notte fra il 10 e l'11 una sesta corazzata giunse nel porto e le reti antisiluri, aperte per consentirne l'entrata, con incredibile negligenza non vennero richiuse. Inoltre i palloni di sbarramento, abbassati il giorno prima a causa del maltempo, non erano stati rialzati.
Alle 20.40 dell'11 novembre, circa 320 km a sud-est di Taranto, la Illustrious mise la prua al vento per lanciare una prima ondata di 12 Swordfish, sei armati di siluri, quattro di bombe e due di ordigni illuminanti. Una seconda ondata di nove Swordfish, cinque con siluri, due con bombe e due con razzi illuminanti, decollò all'incirca trenta minuti dopo. Le due ondate arrivarono sulla base a una ventina minuti di distanza l'una dall'altra, infatti gli aerei del secondo gruppo essendo decollati da distanza più ravvicinata erano meno appesantiti dal carburante e quindi impiegarono minor tempo per guadagnare quota. Per primi giunsero gli aerei con i razzi illuminanti, quindi quelli armati con le bombe per aprire un varco nelle reti antisiluri, infine gli aerosiluranti.
Quando gli Swordfish della seconda ondata si allontanarono, la corazzata Cavour era affondata, la modernissima Littorio da 35 000 tonnellate era stata colpita da tre siluri, la Duilio, l'incrociatore Trieste e il cacciatorpediniere Libeccio erano stati gravemente danneggiati. Le corazzate Littorio e Duilio per molti mesi sarebbero rimaste fuori combattimento, mentre la Cavour non sarebbe più stata recuperata. Così, con la perdita da parte inglese di due soli aerosiluranti, l'attacco si risolse in pratica in una sorta di piccola Pearl Harbor ante litteram.




Caratteristiche tecniche Swordfish Mk I:

Motore: Bristol Pegasus da 700 CV.

Lunghezza: 10.87 m.

Altezza: 3.75 m.

Apertura alare: 13.87 m.

Superficie alare: 56.40 mq.

Massa: 2359 kg a vuoto e 4196 kg al decollo.

Velocità: 224 km/h a 1450 m.

Tangenza: 3260 m.

Autonomia: 1658 km (879 km con un siluro).

Armamento: una mitragliatrice anteriore fissa da 7.7 mm, una mitragliatrice posteriore brandeggiabile da 7.7 mm, bombe per 680 kg o un siluro da 457 mm.


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