Macchi MC 202 Folgore

MC 200 Saetta

Il Macchi MC 200 Saetta, capostipite dell'MC 202, fu progettato da Mario Castoldi in risposta a una specifica emessa nel 1936 dal Ministero dell'Aeronautica che, anche se piuttosto in ritardo rispetto agli altri paesi, aveva cominciato a rendersi conto che il biplano da caccia era ormai sul viale del tramonto e, nel quadro del cosiddetto 'Programma R' messo a punto alla fine della guerra d'Etiopia per ammodernare e potenziare la Regia Aeronautica, aveva previsto il riequipaggiamento dei reparti con un nuovo caccia monoplano, con abitacolo chiuso e carrello retrattile, armato con due mitragliatrici pesanti e con autonomia minima di due ore alla velocità di crociera.
Questo programma diede luogo alla progettazione di una numerosa serie di prototipi, i cui primi voli si svolsero fra il 1937 e il 1939, ma le cui mediocri caratteristiche furono probabilmente all'origine della decisione della Regia Aeronautica di adottare poi il biplano da caccia Fiat CR 42, che volò per la prima volta nel maggio del 1938, in un'epoca in cui caccia biplani non si costruivano più in nessun paese del mondo.
L'MC 200 volò per la prima volta il 24 dicembre 1937 e nel corso delle prove di valutazione che si svolsero a Guidonia si dimostrò sotto più di un aspetto superiore ai suoi concorrenti e venne perciò ordinato in una prima serie di 100 unità cui seguì poi la richiesta per ulteriori 150 esemplari.
Dotato di un motore Fiat A 74 RC 38, radiale a 14 cilindri a doppia stella raffreddato ad aria, della potenza di 840 CV (nella cui sigla la lettera R significava riduttore, la C compressore e la cifra 38 la quota di 3800 m alla quale il compressore centrifugo, azionato meccanicamente, ristabiliva la potenza originaria), l'MC 200 aveva una struttura metallica a rivestimento lavorante, carrello retrattile verso l'interno ed era caratterizzato da una vistosa 'gobba' dorsale della fusoliera, voluta da Castoldi per ottenere un posto di pilotaggio sopraelevato al fine di migliorare la visibilità che era ostacolata anteriormente dall'ingombrante motore radiale. La velocità massima raggiungeva i 500 km/h a 4500 m e il tempo di salita a 6000 m era di 7 minuti e 33 secondi.
Il problema principale dell'aereo era rappresentato dalla modesta potenza erogata dal motore Fiat A 74 che, con una cilindrata totale di 31.25 litri, sviluppava solo 740 CV al decollo e 840 CV a 3800 metri al regime di 2400 giri/minuto. Questo motore, come tutti i motori aeronautici italiani dell'epoca, non era di concezione nazionale ma derivava dalla produzione su licenza di motori stranieri (inglesi, americani o francesi). In particolare l'A 74 derivava dal motore americano Pratt & Whitney R-1830 Twin Wasp. Ma mentre quest'ultimo venne via via sviluppato fino ad arrivare alla potenza di 1217 CV (nella versione R-1830-92 del 1936, montata su aerei di grande successo come il Douglas DC3 e il Consolitated PBY), la versione italiana rimase inchiodata alla potenza iniziale fino alla cessazione della produzione nell'estate del 1944. Inoltre, le modifiche apportate dai tecnici italiani al progetto originale americano al fine di semplificare la produzione, peggiorarono sensibilmente le caratteristiche del motore in fatto di affidabilità e facilità di manutenzione, anche se il problema tecnico fondamentale, per l'industria motoristica italiana degli anni trenta e quaranta, consisteva nella difficoltà dell'industria metallurgica di produrre le indispensabili leghe speciali necessarie alla produzione dei motori aeronautici.
A proposito dei motori italiani resta famosa una feroce uscita dello stesso Castoldi contro i "somari vapore" dei motori che era costretto ad adoperare.
Un altro problema era rappresentato dalla complicatissima struttura che richiedeva un cospicuo numero di ore lavorative per la sua costruzione essendo il frutto di un progetto non adattato alle necessità di una produzione industriale su vasta scala. Infatti, il progettista Mario Castoldi aveva come unica importante esperienza progettuale quella legata agli idrovolanti da corsa costruiti per partecipare al Trofeo Schneider, che erano sostanzialmente il risultato di un "artigianato" aeronautico, sia pure di altissima classe, e non aveva quindi una cultura adeguata per le necessità di un'aeronautica di tipo "industriale", quale si stava ormai trasformando all'inizio della Seconda guerra mondiale.


Macchi MC 200 Saetta

Macchi MC 200 Saetta

All'entrata in guerra dell'Italia, il 24 giugno 1940, la Regia Aeronautica aveva in linea 156 esemplari di MC 200, tuttavia il passaggio dal biplano al monoplano incontrò una sensibile resistenza da parte dei piloti, tanto che, ad esempio, quelli del 4° Stormo, che erano stati i primi a ricevere i nuovi caccia alla fine del 1939, preferirono ritornare sui biplani CR 42 quando furono mandati a combattere in Libia. Questa accoglienza non proprio favorevole fu determinata anche da due incidenti mortali che si verificarono nella primavera del 1940 e che portarono alla sospensione dei voli di addestramento e delle consegne ai reparti. Le indagini che seguirono appurarono che gli incidenti erano stati determinati dalla tendenza del velivolo a cadere in autorotazione per effetto della coppia del motore e, dopo vari tentativi, il problema venne risolto aumentando apertura e superficie della semiala sinistra di modo che la spinta in più da essa esercitata compensasse la coppia generata dal motore. Inoltre fu eliminato il tettuccio scorrevole dell'abitacolo, sgradito ai piloti italiani anche perchè incline a bloccarsi nei momenti meno opportuni, fu adottato un ruotino di coda fisso, anziché retrattile, e, su pochi esemplari, fu montata una piastra blindata a protezione delle spalle e della testa del pilota.
Il primo impiego massiccio dell'MC 200 avvenne nell'autunno del 1940 sul fronte greco-albanese e successivamente fu impiegato in Africa settentrionale, su Malta, in Russia, per la protezione del territorio nazionale, per la scorta dei convogli navali e anche come cacciabombardiere con 200 kg di bombe sotto le ali.
Dei 1151 esemplari costruiti fino all'ottobre del 1942, all'epoca dell'armistizio nel settembre 1943 ne sopravvivevano 33 esemplari che furono utilizzati al Sud fino all'estate 1944 per poi passare all'addestramento.
Dal Saetta fu derivato, come unico esemplare costruito, l'MC 201, privo della gobba dorsale e previsto per l'adozione del motore Fiat A 76, che però fu omologato soltanto nel 1943.


MC 202 Folgore

Nel giugno del 1940, rendendosi conto dell'incapacità dell'industria nazionale di produrre motori moderni, la Regia Aeronautica prese l'iniziativa di acquistare in Germania alcuni motori Daimler-Benz DB 601 a cilindri in linea. Uno di questi venne assegnato alla Macchi e montato su un MC 200 opportunamente modificato. Nacque così il prototipo dell'MC 202 Folgore che compì il suo primo volo a Lonate Pozzolo il 10 agosto 1940 pilotato da Guido Carestiato.
Il nuovo caccia aveva un abitacolo chiuso da una cappottina ribaltabile verso destra e sfruttava egregiamente l'incremento di potenza e la più elevata finezza aerodinamica garantite dal motore tedesco raggiungendo una velocità massima di 596 km/h alla quota di 6000 m, quota a cui saliva in 6 minuti e 26 secondi. L'unico inconveniente del nuovo aereo era rappresentato dall'armamento troppo leggero, ereditato dal predecessore e formato da due mitragliatrici da 12.7 mm sincronizzate per il tiro attraverso il disco dell'elica, in qualche caso integrate da due 7.7 mm montate nelle ali.


Daimler-Benz DB 601

Daimler-Benz DB 601

Il motore DB 601A-1, a 12 cilindri a V rovescia, distribuzione a 4 valvole per cilindro, iniezione diretta e raffreddamento a liquido, con una cilindrata totale di 33.93 litri sviluppava una potenza massima di 1175 CV al decollo e 1070 CV a 3700 m di quota al regime di 2500 giri/minuto. I primi MC 202 costruiti erano dotati di motori importati dalla Germania, i successivi di motori costruiti su licenza dall'Alfa Romeo come RA 1000 RC41.
La messa a punto fu comunque lunga e soltanto nel novembre del 1941 l'MC 202 entrò in linea sul fronte della Libia ma, grazie alle sue ottime doti di volo, superiori a quelle degli Hurricane e dei P-40 utilizzati dalla RAF, e nonostante l'esiguo numero, contribuì significativamente a ristabilire la superiorità aerea italo-tedesca in nord Africa nella primavera del 1942.
La produzione, terminata nel 1943, non superò i 1105 esemplari a causa sia della complessità della struttura che della limitata disponibilità di motori DB 601 italiani, la cui produzione non superò mai le 50 unità mensili.

Nel febbraio del 1942 giunsero in Italia i primi motori DB 605A da 1475 CV al decollo e 1355 CV a 5000 m, ottenuti dal DB 601 ridisegnando il blocco cilindri allo scopo di ottenere il massimo alesaggio possibile, portando la cilindrata totale a 35.8 litri, e aumentando il rapporto di compressione e il massimo numero di giri ammissibile. Il primo di questi motori, poi costruiti su licenza dalla Fiat come RA 1050 RC58, fu assegnato alla Macchi e venne montato sulla cellula di un MC 202 con minimi adattamenti. L'aereo così ottenuto, denominato MC 205V, venne portato in volo per la prima volta da Guido Carestiato il 19 aprile 1942 e nell'estate dello stesso anno partecipò alle prove comparative con il Fiat G 55 e il Reggiane Re 2005 rivelando prestazioni buone fino a quote medie, mentre ad alta quota si riscontrava qualche difficoltà dovuta al maggior carico alare. Nonostante questa limitazione l'aereo, battezzato Veltro, venne ordinato per la costruzione in serie grazie alla possibilità di iniziare immediatamente la produzione utilizzando impianti ed attrezzature già utilizzati per la produzione dell'MC 202. L'armamento iniziale di due mitragliatrici da 12.7 mm e due 7.7 mm nelle ali venne successivamente incrementato con la sostituzione delle mitragliatrici alari con due cannoncini tedeschi Mauser MG 151 da 20 mm. L'MC 205V debuttò operativamente nell'aprile del 1943 combattendo in Tunisia, sul Canale di Sicilia e in difesa del territorio metropolitano dai bombardieri alleati. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 la produzione continuò per l'Aviazione della Repubblica Sociale Italiana finché non fu interrotta nel maggio 1944 da un violento bombardamento alleato sugli stabilimenti della Macchi a Varese.
Dopo la guerra gli MC 202V superstiti furono passati alle scuole di volo e alcuni esemplari furono forniti all'Egitto ed utilizzati contro l'Aviazione israeliana.




Caratteristiche tecniche:

  MC 200 MC 202 MC 205V
motore Fiat A74 RC38 Alfa RA1000 RC41 Fiat RA1050 RC58
potenza CV 840 1175 1475
altezza 3.51 m 3.51 m 3.51 m
lunghezza 8.20 m 8.85 m 8.85 m
apertura alare 10.58 m 10.58 m 10.58 m
superfice alare 16.80 mq 16.80 mq 16.80 mq
massa a vuoto 2014 kg 2350 kg 2581 kg
massa al decollo 2533 kg 2989 kg 3408 kg
velocità 503 km/h a 4500 m 596 km/h a 5600 m 640 km/h a 7000 m
salita 7'33" a 6000 m 6'26" a 6000 m 5'58" a 6000 m
tangenza 8 900 m 10 200 m 10 800 m
autonomia 870 km 765 km 1000 km
armamento due Safat da 12.7 mm con 370 colpi/arma; carichi esterni per 200 kg due Safat da 12.7 mm, due MG 151 da 20 mm

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